Simple recipe of “mixed pasta”. Semplice ricetta di “pasta mista”.

Quantity for one person.

Quantità per una persona.

1- Fill a pot of water. It’s not easy, you have to dose the right amount of water. I always fill it to the brim, so afterwards, I always have to scrape off the foamy water that has stuck to the kitchen for days. Put the right amount of salt. It seems easy, but it doesn’t take much to make it salty or bland, in fact you have to consider whether you use table salt or cooking salt. In short, a jungle in which it is difficult to extricate oneself.

2- Finally, after the water has boiled for about an hour, that is, when you remember you put the water to boil, run to get the first packet of pasta you come across in the pantry. Pour a “right” amount into the pot, which is now smoking with super disinfected water, as it has been boiling for hours. When you open the pantry, I know, I know, you always find yourself in front of hundreds of open and half-empty packages. This is the best part, the “heart” of this recipe: make the “mixed pasta”. I always put a lot of it, because once I struggle to boil the water in the pot, I put enough pasta to be able to eat it the next day.

3- After pouring the pasta into the water, we hope to find in the fridge a yellowed leftover of “milk extract” properly worked, as it is called!!! Yeah, butter or something like that. If there’s a piece of Paleolithic butter, hopefully that’s enough for all the pounds of pasta you’ve poured. If, on the other hand, in the unfortunate hypothesis you find a whole pack of butter in the fridge, not yet opened, do not be discouraged. I have my own system for extricating myself from countless butter wrappers, without having to struggle with the packaging. So let’s move on to opening the butter package. First, I explain the “traditional” method. Normally, we face first with the cardboard package, sealed as if it contained gold rather than butter. You tear it up trying to figure out where to start, then move on to the other layers of paper, always greasy and oily, which make the package slip out of your hand and punctually cut a few fingers with the machete you use to face the evil package. Instead, avoiding all this stress, my method is as follows: I SIMPLY cut the necessary amount of butter with all its wrapping. Yes, “brilliant and obvious idea”, I cut the butter into slices with all the paper, but beware, the knife must be the butcher’s knife. Only after I have cut all the piece of butter needed for my pasta, do I calmly remove the paper around the slice. A little drama could happen at this point. The “seventh-year crisis type” for those who are married. The risk is that, putting the butter on the plate, you lick your dirty fingers after the fierce battle of the opening, and at that point you ask yourself: “But who made me put up the pot with all the problems that follow? This butter is so good that I could have simply spread it on (stale) bread”. Stop, don’t worry, get over this moment. Also because now “the game is afoot”, the pasta is happily becoming glue in the pot. Furthermore, not everyone is lucky enough to have the stale bread of the previous days….

4- When you think the pasta is ready to glue the wallpaper, find a colander. I know it’s hard to find at the last moment. I generally drain the pasta “by gravity”: I slowly let all the water fall into the sink trying to hold the pasta with a fork; this method is useful for not dirtying an extra utensil, which then clutters the kitchen counter until the next battle. This is the worst time. In fact, it is necessary to overcome the excruciating pain of burns due to the steam of the pasta that drains. However, if you want to eat such a tasty lunch, you have to suffer. If it helps, in those dramatic moments I think of when our ancestors were once forced to hunt and kill game before skinning and eating it … Well, I feel lucky to be living in these modern times … Then drain the pasta and collect from the sink the one that managed to escape the fork that tried to hold it, that is almost always 95% of it.

5- Triumphantly put the pasta in the bowl. Turn and turn to make it absorb well in the pounds of butter. Remember that it is the only condiment, so it is always advisable to overdo it a little. Finally, rest after so much effort. It is no coincidence that I recommend this rest: it is also useful to give the pasta some time to “recover”. That is, when it cools down a bit, it takes a bit of texture after the long minutes of cooking, when you were engaged in the struggle with butter. Finally divide the succulent dish into two parts, one for the next day, and, comfortably standing near the kitchen or wherever you want, eat, eat and enjoy the fruit of so much effort. A small note for those who want to be an expert, who feels very much like a chef: try to see if there is still a “stone” of Paleolithic Parmesan in the fridge. Therefore, you can laboriously scratch a part of it together with your fingers on the plate to eat during the day. Don’t worry if the cheese stone has mold, other than the fact that it’s penicillin (and therefore is always good for you), but you can always scrape it off with a knife. Unfortunately, all this, as you can see, causes more work, which for me is useless. To supplement your diet, you can always take two or three bites on the cheese stone without leaving teeth stuck inside.  The end; and enjoy your food my gourmets.

1- Riempite una caccavella (pentola) d’acqua. Non è semplice, bisogna dosare la giusta quantità. Io la riempio sempre fino all’orlo così dopo mi tocca sempre grattare l’acqua schiumosa appiccicata da giorni sulla cucina. Mettete la giusta quantità di sale. Sembra facile, ma basta niente per farla salata o insipida, infatti c’è da considerare se usate sale fino o doppio. Insomma una giungla nella quale è difficile districarsi.

2 Alla fine, dopo che l’acqua bolle da circa un’ora, cioè solo dopo che vi siete ricordati che avevate messo l’acqua a bollire, fate una corsa a prendere il primo pacco di pasta che incontrate nella dispensa. Versatene una “giusta” quantità nella pentola, oramai fumante di acqua super disinfettata, visto che bolle da ore. Quando aprite la dispensa, lo so, lo so, vi trovate sempre di fronte a centinaia di pacchetti aperti e semivuoti. Qui è il bello, il “cuore” di questa ricetta: fate la “pasta mista”. Io ne metto sempre tanta, poiché una volta che faccio la fatica di bollire l’acqua nel pentolone, calo quantità sufficiente di pasta per poter mangiare anche il giorno seguente.

3- Dopo aver calato la pasta, sperate di trovare in frigo un rimasuglio ingiallito di “estratto di latte lavorato a dovere”, come si chiama !!! a sì, burro o simile. Se c’è il paleolitico pezzettino di burro sperate che basti per tutti i chili di pasta che avete calato. Se invece, nella malaugurata ipotesi trovate in frigo una confezione intera di burro, non ancora aperta, non scoraggiatevi. Io ho un mio sistema per districarmi negli innumerevoli incarti del burro, senza dover bisticciare con la confezione. Dunque passiamo ad aprire la confezione di burro. Prima però spiego il metodo “tradizionale”. Normalmente prima si affronta il cartone sigillato come se contenesse dell’oro invece che burro. Lo si straccia cercando di capire da che parte iniziare, poi si passa agli altri strati di carta sempre oleosi e unti che ti fanno sfuggire la confezione da mano e ti fanno puntualmente tagliare qualche dito con il machete che usate per affrontare la malefica confezione. Invece, evitando tutto questo stress, il mio metodo è il seguente: Io SEMPLICEMENTE taglio la quantità di burro necessaria con tutto il suo incartamento. Sì, “uovo di Colombo”, taglio il burro a fette con tutta la carta, ma attenzione, il coltello deve essere quello da macellaio. Dopo aver tagliato il pezzo intero necessario per la mia pasta, elimino, con calma, la carta tutt’attorno alla fetta. A questo punto potrebbe succedere un piccolo dramma. Tipo crisi del settimo anno per chi è sposato. Il rischio è che, mettendo il burro nel piatto, vi leccate le dita sporche dopo la feroce battaglia dell’apertura, e a quel punto vi chiedete: “Ma chi me l’ha fatto fare a mettere su la pentola con annessi e connessi??? questo burro è così buono che avrei semplicemente potuto spalmarlo su del pane (raffermo)”. Fermi, non vi agitate, superate questo momento. Anche perché oramai il “dado è tratto”, la pasta sta felicemente diventando colla nella pentola. E poi, non tutti sono così fortunati da avere in casa del pane raffermo di giorni prima….

4- Quando pensate che la pasta sia pronta per incollare parati, reperite uno scolapasta. Lo so è difficile reperirlo all’ultimo momento. Io, generalmente, scolo la pasta “per gravità”. Cioè, faccio lentamente cadere tutta l’acqua nel lavandino cercando di trattenere la pasta con una forchetta; questo metodo è utile per non sporcare un utensile in più che poi ingombrerà il piano cucina fino alla prossima battaglia. Questo è il momento peggiore. Infatti dovete superare l’atroce dolore delle ustioni dovute al vapore della pasta mentre si scola. Ma se volete mangiare un così gustoso pranzetto, dovete soffrire. Se vi può essere di aiuto, io in quei drammatici momenti penso a quando una volta i nostri antenati erano costretti a cacciare e uccidere la selvaggina prima di scuoiarla e mangiarla…. Insomma mi considero un fortunato a vivere in questi tempi moderni…… Quindi scolate la pasta e raccogliete dal lavandino quella che è riuscita a sfuggire alla forchetta che cercava di trattenerla, cioè quasi sempre il 95% di essa.

5- In maniera trionfante mettete la pasta nel ciotolone. Girate e rigirate per farla impregnare a dovere nei chili di burro. Ricordatevi che è l’unico condimento, per cui conviene sempre abbondare un po’. Alla fine, riposatevi dopo tanta fatica. Questo riposo non è a caso che ve lo consiglio: esso è anche utile per dar tempo alla pasta di “riprendersi” un po’. Cioè raffreddandosi un pochino, prende un po’ di consistenza dopo i lunghi minuti della cottura, mentre cioè eravate impegnati nella lotta con il burro. Infine, dividete la succulenta pietanza in due parti, una per il giorno seguente, e, comodamente in piedi appoggiati vicino alla cucina o dove vi pare, mangiate, mangiate e gustate il frutto di tanta fatica. Una piccola postilla per coloro che vogliono fare i fini, che si sentono tanto degli chef: provate a vedere se in frigo c’è ancora una “pietra” di paleolitico parmigiano. Così potete faticosamente grattarne una parte di esso insieme alle vostre dita sul piatto da mangiare in giornata. Non vi preoccupate se la pietra di formaggio ha della muffa, a parte che è penicillina (e quindi vi fa sempre bene), la potete sempre grattare via con un coltello. Purtroppo tutto ciò, come vedete, causa un lavoro maggiore, per me inutile. Per integrare la vostra alimentazione potrete sempre azzeccare due o tre morsi sulla pietra di formaggio senza lasciarvi qualche dente infilato dentro. Fine, e buon appetito buongustai miei.

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