The peacock-tiled bread. Il pane con la coda di pavone.

My younger brother Bary, almost a son to me, was taking English courses. Sometimes I helped him with his homework. One day, as soon as he got back from school, he said that this was the right time for him to drop out of his English course. I was surprised, and when I asked him why, he replied that the teacher had given a homework assignment, to make up a story, like a short story, all in English. I reassured him by telling him not to worry, because I would write it for him. So that evening I sat down at the table and wrote this fairy tale, which I then titled “The peacock-tailed bread”.

This fairy tale is included in my book “My Name is India”.

Once upon a time, there was a baker. He was very skilled at his job and every day he baked all kinds and all possible varieties of bread. One day he felt so inspired that he made a nice dough for the bread; a dough that was exceptionally good. Unfortunately, he had made little of it, so little that it would have barely been enough for the lunch of only two families. Not bad, he thought, “This loaf is so good that now I divide it in two, so at least two families can taste it.” Thus, he did. After a while, the housekeeper of a beautiful and rich house came to his shop. She saw the two identical loaves and bought them both. When she got home, the housekeeper gave the loaves to the servant, ordering her to set one aside for the masters’ table and the other would eat the family of the servants. The waitress, obeying the orders of the housekeeper, placed the one intended for the master in a gold plate covered with a beautiful lace doily, and the other placed it in a slightly damaged wooden plate, then placed them both in the cupboard, waiting for lunch time. After some time, the loaf that was in the gold tray turned to the one that was in the wooden plate next to it, and said, “Look how beautiful I am, I’m in a gold plate. Sure, I’m here because I’m smarter and better than you. I’m also covered with a nice lace doily to prevent these dirty little animals from touching me”. Later, after a moment of silence, it added not contentedly, “You are in the wooden plate because you are stupid and ignorant. Otherwise why would they have put you in this dirty dish if you weren’t! You are at the mercy of anyone who wants to eat, at the mercy of the little disgusting pets of the house”. Satisfied with its privilege and its position, it began to strut as if it had the tail of a peacock; it complimented itself for being just in the gold plate. The poor bread in the wooden plate did not answer. It was too busy feeding the little mouse who had come to ask for crumbs for her family. After the mouse came a hungry little bird, and the loaf in the wooden plate also gave the crumbs to the bird and her family. The loaf in the golden plate, seeing all this, said angrily, “Stupid, what are you doing? Don’t you know that bread shouldn’t be given to these dirty animals? Of course, I forgot, you are not of my class …“ The loaf in the wooden plate could not answer because after the bird came the lizard who, like the mouse and the little bird, had asked to give her some crumbs for her family as well. The loaf in the poor wooden plate fed everyone. Then came a small fly, and after it, other little animals, all hungry. The loaf had satisfied everyone’s appetite. All this always took place under the proud and arrogant gaze of the other bread; the high-class one, because it was in the golden plate. At last, it was time for lunch, and the two loaves were separated, the first at the sumptuous table of the lords and the other at the poor table of the family of servants. The first loaf, as soon as it reached the table of the lords, was not noticed by anyone. There were so many tasty dishes that hardly anyone was interested in plain, albeit very tasty, bread. In addition, the children of the landlord, full of food and not interested in it, began to break the bread as a game, and making balls of it, they enjoyed throwing into each other the freshly made balls with the loaf. Playing in this rude and arrogant way, they finished the whole loaf, which, therefore, was not used for lunch, but was scattered and consumed only for fun. In fact, many pieces ended up on the ground and were stepped on by rude kids. The loaf was in great pain, but there was nothing it could do. It was not used for its purpose, rather it was mistreated and thrown to the ground and then trampled on. It suffered a lot and wept. Until it was picked up from the floor after lunch and thrown into the trash all dirty and unused. The loaf in the wooden plate, on the other hand, as soon as it was placed on the table, was eaten with great taste by the servant’s family. They accompanied their food with good bread and indeed the food looked even better despite being humble food. Everyone rejoiced in the goodness of this bread and praised it. The loaf was happy and satisfied, it had achieved its purpose: to feed the humble family of the servant. Everyone was happy and satisfied with the meal, not only the family of the servant, but also the family of the little mouse, that of the little bird, and that of the lizard and fly and all the other animals that had enjoyed eating it.

Il mio fratello minore Bary, quasi un figlio per me, seguiva dei corsi di inglese. Io saltuariamente lo aiutavo a fare i compiti a casa. Un bel giorno, appena tornato dalla scuola, disse che quella era la volta buona che avrebbe abbandonato il corso di inglese. Fui sorpreso, e quando gli chiesi il motivo, mi rispose che l’insegnante aveva assegnato come compito da fare a casa, quello di inventare una storiella, tipo una favola breve, tutta in inglese. Lo rassicurai dicendogli di non preoccuparsi, perché l’avrei scritta io per lui. Così quella sera mi misi a tavolino e scrissi questa favola, che ho poi intitolato “Il pane con la coda di pavone”.

Questa favola è inclusa nel mio libro “Il mio nome è India”.

C’era una volta un fornaio. Era molto abile nel suo lavoro, e ogni giorno sfornava tutti i tipi e tutte le varietà possibili di pagnotte. Un bel giorno si sentiva talmente ispirato tanto che fece un bell’impasto per pane; un impasto che era eccezionalmente buono. Sfortunatamente ne aveva fatto poco, così poco che sarebbe bastato appena per il pranzo per due sole famiglie. Poco male pensò, “Questa pagnotta è così buona che adesso la divido in due, così saranno almeno due famiglie a poterla gustare”. Così fece. Dopo un po’ venne nel suo negozio la governante di una bella e ricca casa. Vide le due pagnotte identiche e le comprò entrambe. Giunta a casa, la governante diede le pagnotte alla serva, ordinandole di metterne una da parte per il tavolo dei padroni e l’altra l’avrebbe mangiata la famiglia dei servi. La cameriera, obbedendo agli ordini della governante, mise quella destinata al padrone in un piatto d’oro coperta da un bel centrino di pizzo, e l’altra la ripose in un piatto in legno un po’ rovinato, dopodiché le sistemò entrambe nella credenza, in attesa dell’ora di pranzo. A un certo punto la pagnotta che era nel vassoio d’ oro, si rivolse a quella che era nel piatto di legno accanto a lei, e le disse: «Vedi come sono bella, sono in un piatto d’oro. E certo, io sono qui perché sono più intelligente e più brava di te. Sono anche coperta da un bel centrino di pizzo per evitare che questi sporchi animaletti mi tocchino». Successivamente, dopo un momento di silenzio, non contenta aggiunse: «Tu sei nel piatto di legno perché sei stupida e ignorante. Altrimenti perché ti avrebbero messa in questo sudicio piatto se non fosse così! Sei scoperta, alla mercé di chiunque voglia cibarsi, in balia dei piccoli schifosi animaletti di casa». Soddisfatta del suo privilegio e della sua posizione, iniziò a pavoneggiarsi quasi come avesse una coda di pavone; si complimentava da sola per il solo fatto di essere nel piatto d’oro. La povera pagnotta nel piatto in legno non rispose. Era troppo occupata a sfamare la signora topina che era venuta a chiederle un po’ di briciole per la sua famiglia. Dopo la signora topina, venne un piccolo uccellino che era affamato, e la pagnotta nel piatto di legno diede delle bricioline anche all’uccellino e alla sua famiglia. La pagnotta nel piatto d’oro, vedendo tutto ciò, le disse stizzita: «Stupida che fai? Non sai che il pane non va dato a questi sporchi animali? Ma certo, mi dimenticavo, tu non sei della mia classe sociale…». La pagnotta nel piatto in legno non poteva rispondere perché dopo l’uccellino era venuta la signora lucertolina, che, come la topolina e l’uccellino, l’aveva pregata di darle delle bricioline anche per la sua famiglia. E così la pagnotta nel povero piatto in legno concesse del cibo a tutti. Venne poi anche una piccola mosca, e dopo di lei anche altri piccoli animaletti tutti affamati. La pagnotta aveva soddisfatto l’appetito di tutti. Tutto ciò avvenne sempre sotto lo sguardo superbo e arrogante dell’altra pagnotta; quella di gran classe perché era nel piatto tutto d’oro. Finalmente vene l’ora di pranzo, e le due pagnotte furono separate, la prima prese la strada della sontuosa tavola dei signori e l’altra la tavolaccia della famiglia della serva. La prima pagnotta, appena giunta sulla tavola dei signori, non fu neanche notata. C’erano così tante gustose pietanze, che quasi nessuno era interessato a del semplice pane, seppur molto gustoso. Anzi, i figli del padrone di casa, sazi e poco interessati al cibo, iniziarono per divertimento a rompere la pagnotta, e a farne delle palline con le mani. Si divertivano a lanciarsi l’un l’altro le palline appena fatte con la pagnotta. Giocando in questo modo maleducato e arrogante, finirono tutta la pagnotta, che, quindi, non servì per il pranzo, ma fu dispersa e consumata solo per gioco. Anzi molti pezzi finirono a terra e furono calpestati dai maleducati ragazzini. La pagnotta soffriva molto, ma non poteva far niente. Non fu utilizzata per il suo scopo, anzi fu maltrattata e gettata a terra e poi calpestata. Soffriva molto e piangeva. Finché fu raccolta dopo pranzo e fu gettata nella spazzatura tutta sporca e inutilizzata. La pagnotta nel piatto in legno invece, appena messa sul tavolo, fu mangiata con molto gusto dalla famiglia della serva. Accompagnarono il loro cibo con il buon pane e anzi, il cibo sembrò ancora più buono nonostante fosse un cibo umile. Tutti si rallegravano per la bontà di questa pagnotta e la lodavano. La pagnotta era contenta e felice, aveva raggiunto il suo scopo: sfamare la umile famiglia della serva. Tutti rimasero felici e soddisfatti del pranzo, non solo la famiglia della serva, ma anche la famiglia della topina, quella dell’uccellino, e quella della lucertola e della mosca e di tutti gli altri animaletti che avevano avuto il piacere di mangiarne.

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